Stringhe e suola di gomma compatta e imponente sono le caratteristiche principali delle scarpe creepers che tornano di moda (ma per i “teddy boy” e i “punk” non sono mai tramontate) grazie alle rivisitazioni proposte da celebri stilisti, prima tra tutte Miuccia Prada, seguita da altri come Jeffrey Campbell e Asos.

La storia – è proprio il termine più adatto – delle creepers affonda le sue radici nella seconda guerra quando i soldati indossavano stivali, dal gambale più o meno alto, o scarpe stringate tutte dalla suola in gomma dura, solida e alta, pensata per durare a lungo e resistere alla marcia; delle vere e proprie compagne di avventura tanto da essere chiamate Brothel creepers.

La prima rivisitazione per uso civile è ad opera di George Cox che nel 1946 introduce le creepers nel mercato inizialmente in nero e nei toni del blu, scamosciate o in cuoio, e successivamente in varie fantasie (animalier e tartan su tutti), ma la rivisitazione più di successo è quella di Vivienne Westwood che le espone nella sua boutique “Let it rock”.

Adottate subito dai Teddy boy, i ribelli londinesi degli Anni ’60, le creepers nel corso degli anni sono diventate icona di vari movimenti giovanili, primo tra tutti i punk, seguiti dai Psychobillies.

Le scarpe ribelli dalla para esagerata sono ora ritornate in auge e suscitano sentimenti contrapposti: ora amate ora odiate si vedono abbinate ad ogni cosa: shorts, leggins o pantaloni dalla gamba molto stretta, jeans strappati o gonne dritte fino al ginocchio o leggere e svolazzanti.